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Scena Verticale

La stanza della memoria, 1996

Scena Verticale, La Stanza della memoria, teatro Morelli di Cosenza, 2015, foto di Angelo Maggio.

La stanza della memoria

di e con Saverio La Ruina e Dario De Luca
scene e costumi Luciana De Rose
luci e fonica Rosario Mastrota
musiche eseguite dal vivo Giuseppe Oliveto
organizzazione Settimio Pisano

La stanza della memoria

di Carlo Fanelli

Nelle controverse trasformazioni del teatro in Calabria, le cui vicende alterne ne hanno decretato la minorità sino ai nostri giorni, la concretizzazione di nuove esperienze ha introdotto un’inversione di tendenza. Nella seconda metà del Novecento la realizzazione di spettacoli concepiti interamente all’interno dei circuiti nascenti nella regione e con la volontà di affermare buone pratiche nel ripensare il teatro nella regione, attivano sguardi e prassi rappresentative nuove che superano i limiti asfittici della cultura locale, e inaugurano una relazione dialettica col panorama nazionale. Si tratta di una delle prime e concrete esperienze di progettazione ed esportazione consapevole di quanto nell’ambito teatrale regionale, sino a quel momento, era stato confinato nell’alveo del genius loci; nonché la codificazione di un’estetica teatrale rinnovata e ascrivibile ad una prassi riconoscibile come “nuovo teatro” in Calabria. Uno degli esempi individuabili è La stanza della memoria che debutta nel 1996. Non è soltanto il racconto delle trasformazioni socio-culturali di una comunità del meridione d’Italia tra gli anni Trenta e gli anni Ottanta del Novecento, ma un viaggio temporale (scandito da Saverio La Ruina e Dario De Luca, accompagnati dal vivo da Daniele Mandarino alla fisarmonica) con contrappunti musicali e narrativi, ma l’epicentro di un’osservazione dei flussi storici contemporanei compiuta a partire dal microcosmo calabro-lucano. Ogni passaggio narrativo è un intreccio di situazioni e sguardi: le vicende familiari dei due protagonisti, Saverio e Dario (indicativamente i personaggi conservano lo stesso nome degli attori, come a segnare un’appartenenza, un riconoscimento che intende annullare la distanza tra realtà e finzione rinunciando ad un eccesso finzionale inadeguato al contesto) con il declino della civiltà contadina e l’avvento dell’industria, l’emigrazione, l’affermazione di un dinamismo sociale, dovuto al boom economico, sconosciuto a tempi e luoghi d’origine che, sebbene introduca progresso economico, stravolge e intacca l’originarietà di luoghi e condizioni, specie nel Meridione.

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La Stanza della Memoria

Foto di Angelo Maggio
Teatro Morelli, Cosenza, 2015.
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