Antonio Rezza e Flavia-Mastrella. © Foto di Giulio Mazzi. Particolare
Antonio Rezza e Flavia-Mastrella. © Foto di Giulio Mazzi. Particolare

Rezza Mastrella

Rezza e Mastrella. Questo è.

di Carlo Titomanlio
Da trent’anni Antonio Rezza e Flavia Mastrella formano un binomio artistico solidissimo e assai peculiare nel panorama teatrale italiano. La coerente indissolubilità del duo è stata riconosciuta nelle motivazioni che hanno accompagnato il conferimento del Premio Speciale UBU nel 2013, assegnato «per il lucido percorso di scavo nella crudeltà ottenuto attraverso il genio sfrenato di un attore e l’intuito plastico di un’artista visiva originale».

È il 1986 quando Rezza, novarese di nascita trapiantato a Nettuno, conosce l’artista e scultrice Mastrella, originaria di Anzio e già attiva sul territorio. Il sodalizio che si forma (che prenderà il nome Rezzamastrella) infonde una caratterizzazione precisa ai successivi lavori teatrali. I Vichinghi elettronici (1987); Nuove parabole (1988); Barba e cravatta (1990, presentato in francese anche al Festival d’Avignone dell’anno successivo); Seppellitemi ai fornetti (1992) possiedono una medesima sembianza visuale: l’attore entra, fisicamente, all’interno di sgargianti “quadri di scena”, fatti di sottili stoffe coloratissime e teli forati appesi a un’esile architettura di fili metallici. Ambienti di immaginaria geometria, abitati, come in un tableau vivant, da una serie di personaggi irregolari, tutti “interpretati” da Rezza (individui senza storia e senza forma, supplenti di una realtà minorata, a cui si allude appena, per dichiararla prossima al decadimento); sicché il binomio “scene e costumi”, in molti casi frutto di una sola figura professionale, è in questo caso davvero indissolubile, le scene essendo i costumi e viceversa.

Pitecus, che debutta nel 1995, è uno spartiacque nella produzione teatrale del duo, perché raccoglie in una performance unitaria forme e contenuti sperimentati negli spettacoli precedenti, e perché conosce fin da subito una larghissima diffusione (ancora oggi tocca piazze in ogni parte d’Italia, e può vantare centinaia di repliche, anche all’estero, dov’è spesso rappresentato nella lingua del paese ospitante).

Ben distanziati l’uno dall’altro (a testimonianza di un’elaborazione meditata, che passa attraverso fasi di accumulo e calcolati periodi di prove “aperte”, e che ha sempre la sua origine negli habitat realizzati da Flavia) seguiranno Io (1998), Fotofinish (2003), Bahamuth (2006), 7 14 21 28 (2009), Fratto_X (2012) e l’ultimo Anelante (2016).

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Antonio Rezza e Flavia Mastrella
© Foto di Giulio Mazzi
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Teatrografia Rezza Mastrella, a cura di Carlo Ttomanlio
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a cura di Carlo Ttomanlio
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