Teatro delle Albe

Teatro delle Albe

Le dimore delle Albe. Un percorso lungo quarant’anni di Nuovo Teatro – Note biografiche

di Mauro Sabatini
Prima delle Albe
La preistoria del Teatro delle Albe, fatta di primi, decisivi incontri, l’autonomia o la fuga dalle rispettive famiglie, e da un forsennato quanto ancora confuso lavoro di formazione, sperimentazione, ed elaborazione di quelle che saranno le basi della poetica del gruppo, ha inizio nel 1977: a Ravenna Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, giovanissimi compagni d’arte e di vita, guidano gli esordi scenici di una comunità religiosa votata all’arte, il Teatro dell’arte Maranathà (l’ultima parola dell’Apocalisse). Gli autori di riferimento sono Beckett, Büchner, Pinter; ma alle tematiche di indubbia natura sociale, e alle pratiche di ri-teatralizzazione degli spazi pubblici affini a quelle dei movimenti a loro coevi, si affianca dirompente un afflato spirituale, un interesse mai sopito per il sacro, e in particolare per il cristianesimo delle origini, ancora legato alla terra e permeato di paganesimo, che andrà a fecondare il futuro Immaginario delle Albe: «Questa comunità aveva sì l’aspetto esteriore di un gruppo teatrale; ma la tensione di fondo che l’attraversava […] riguardava più l’anima che la scena. Non pensare a C.L. [Comunione e Liberazione]; trattavasi, al contrario, di cristiani anarchici e turbolenti, malvisti dalle Istituzioni».
Negli stessi anni, tra Ravenna e Bologna si muovono Marcella Nonni e Luigi Dadina, ben più coinvolti nella stagione del ’77 e del Movimento: fanno parte di un collettivo di studenti e partecipano ad azioni di strada, riviste, performance teatrali; nel 1978 fondano il Teatro del Cuscino, che si occupa prevalentemente di animazione nelle scuole ravennati, e ottengono una sede presso il Centro d’Igiene Mentale del Comune, al quale fanno riferimento, tra gli altri, Teatro del Tamburo e il Teatro dell’Arte Maranathà: qui si consuma la nascita di un sodalizio che si fonde inizialmente nell’esperienza collettiva pluriennale della Linea Maginot, realtà ravennate dall’identità molteplice, «prima che un gruppo teatrale […] un ensemble di artisti, teatranti, pittori e fotografi». Continua a leggere…

TEATROGRAFIA
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a cura di Mauro Sabatini
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